Diagnosi della pre-eclampsia

La pre-eclampsia, che colpisce circa il 2-8 % delle gravidanze, è una delle principali cause di nascita pre-termine e di morbilità e mortalità neonatale ed una delle più frequenti complicanze ostetriche, sia per la sua imprevedibilità di esordio sia perché al momento non esistono strategie preventive realmente efficaci ne’ strategie terapeutiche in grado di contrastarla, se non l’espletamento del parto.

La patologia si può suddividere in una forma precoce, anteriore alla 34.ma settimana di gravidanza ed una tardiva dopo la 34.ma settimana. In entrambi i casi si assiste ad un danno endoteliale diffuso, da imputarsi nel primo caso ad uno sviluppo anomalo della vascolarizzazione placentare (PE placentare), nel secondo a situazioni pro-infiammatorie legate a condizioni materne pre-gravidiche (PE materna).

La ricerca clinica si concentra sullo studio delle cause e sulla ricerca di marcatori in grado di individuare le forme che probabilmente non svilupperanno complicanze materno-fetali e di tenere invece strettamente sotto controllo quelle che verosimilmente le svilupperanno.

E’ oggi documentato che nello sviluppo della patologia svolgono un ruolo di primo piano i fattori angiogenici: il fattore di crescita placentare (PlGF) e il recettore solubile della tirosina chinasi-1 (sFlt-1) E’stato dimostrato che livelli sierici elevati di sFlt-1 e bassi di PlGF sono predittivi per il successivo sviluppo di preeclampsia. Pertanto la misurazione del rapporto sFlt-1/PlGF costituisce uno strumento utile per identificare le pazienti ad alto rischio di complicanze materne e/o fetali.